Sono stata in Sicilia in varie occasioni :

  • nel 1999 ho visitato Cefalù, Palermo, Selinunte e Mozia
  • nel 2013 Taormina , e la Sicilia Sud – Orientale : da Siracusa a Ragusa
  • nel 2014 S.Alessio e Taormina nell’occasione del matrimonio di mio figlio
  • nel 2018 Siracusa ,Taormina e Catania per il battesimo della mia nipotina.

Ecco perciò un possibile itinerario :

I° tappa

S.Alessio Siculo -Taormina.- Marina di Ragusa-Caucana

Nel 2014 siamo arrivati a S. Alessio provenendo da Schio in auto , dopo un pomeriggio di visita a Pompei, serata a Salerno e pernottamento a Pompei. Dopo essere ripartiti abbiamo attraversato lo stretto di Messina col traghetto .

Sant’Alessio (12 km da Taormina verso Messina) – Vicina a Taormina, la spiaggia si raggiunge imboccando la SS 114 da Catania (con l’autostrada A18 uscita Taormina Nord). Sant’Alessio è una bella spiaggia di ghiaia e ciottoli. Da un lato  il paese è delimitato da un promontorio su cui si staglia il castello saraceno del dodicesimo secolo.

Il castello di Sant’Alessio Siculo sorge sul promontorio roccioso noto come “capo Sant’Alessio” e ha rivestito,  un ruolo importante dal punto di vista strategico; tutti gli eserciti storicamente presenti in Sicilia hanno contribuito, in fasi successive, all’edificazione del castello sulla sua sommità. Il castello si compone di due torrioni, uno a pianta rettangolare e uno a pianta circolare, e di un muro di cinta. I due torrioni sorgono su due picchi situati all’estremità del promontorio, a strapiombo sul mare. 

La costruzione del castello vero e proprio avvenne nel XII secolo per iniziativa di Alessio I Comneno, nell’ambito delle guerre condotte da Bisanzio contro i Normanni e i Turchi. In seguito il castello appartenne agli Arabi. In epoca normanna furono realizzate  modifiche strutturali che portarono la fortificazione ad assumere la forma odierna.

Qui è si trova l’hotel Capo dei Greci https://www.hotelcapodeigreci.it/index. Proprio a fianco dei resti dei torrioni del Castello .

Taormina : principale centro turistico della provincia di Messina  fu fondata nel 358 a.C. da coloni provenienti da Naxos. Si trova  a circa 200 metri sul livello del mare ed ha una architettura particolare cha la fa somigliare ad  una terrazza con  vista panoramica.

Taormina sorge su una collina a 206 m di altezza s.l.m., sospesa tra le rocce e il mare, sul mare Ionio, E’ come una grande terrazza con vista panoramica che da secoli incanta scrittori e viaggiatori. La città nacque con il nome Tauromenium, trasformato in Taormina, che significa abitazione sul Tauro, il monte su cui sorse. Nel 396 a.C., appena dopo la distruzione di Naxos, fu popolata dai nassioti. coloni provenienti da Naxos.
Non mancano leggende che fanno derivare il nome da altre fonti. Una favoleggia di un Minotauro, che figura in monete antiche, al quale si attribuisce la fondazione e il nome della città. Un’altra evoca due principi di Palestina, Taurus e Mena, che avrebbero fondato la città, dandole il nome Tauromena.

E’ proprio in questo periodo che nascono alcune delle strutture tipiche della cultura greca come l’agorà, l’acropoli sul Monte Tauro e il famoso Teatro Antico, ormai simbolo della città, modificato in seguito dai Romani e trasformato in anfiteatro.

1 Porta Messina 2 Palazzo Corvaja – Az. del Turismo
3 Piazza Vittorio Emanuele 4 Via Teatro Greco
5 Grand Hotel Timeo 6 Teatro Antico
7 Odeon 8 Corso Umberto
9 Naumachie 10 P.zza IX Aprile –Ch.S.Giuseppe
11 Torre dell’orologio 12 Badia Vecchia
13 Palazzo Ciampoli 14 Duomo
15 Fontana 16 Porta Catania
17 Palazzo Duca di S. Stefano 18 Piazza S. Domenico
19 S. Domenico Palace Hotel 20 Giardino Pubblico
21 Madonna della Rocca 22 Castello

La città è completamente pedonalizzata (si lascia l’auto nei parcheggi posti intorno al centro storico). 

Parcheggiamo a Porta Catania e iniziamo un rapido giro turistico della cittadina.

Da Piazza Duomo , continuando su Corso Umberto, che attraversa la città ,si arriva al Teatro Greco.

Sulla Piazza, oltre al Duomo o Cattedrale di San Nicolò,  si trova una magnifica fontana, attribuita ad uno degli ultimi allievi del fiorentino Montorsoli. La fontana fu costruita nel 1635 su gradoni circolari. Deliziose sono le quattro fontanelle laterali e sullo zampillo centrale vi è scolpito il simbolo di Taormina, il Minotauro raffigurato nella versione femminile e dotato, al posto delle classiche quattro zampe, di due braccia che reggono una sfera ed uno scettro, simboli del potere.

Ci portiamo poi  alla Piazza IX Aprile  con una terrazza panoramica su cui si affaccia la chiesa di San Giuseppe .

 La chiesa di San Giuseppe,  è situata accanto alla Torre dell’Orologio  e  si affaccia  sulla piazza IX Aprile. Fu costruita tra la fine del 1600 e l’inizio del 1700 in stile barocco. Una doppia rampa di scale, delimitata da una balaustra in pietra di Siracusa, porta dal sagrato ell’ ingresso della chiesa.

Piazza IX aprile è il “salotto” più elegante di Taormina.Caratteristici sono i bar all’aperto e gli artisti che dipingono ritratti e paesaggi. Dalla balconata si ammira un magnifico panorama .

Torre dell’Orologio o Torre di Mezzo : Utilizzando un basamento esistente di una antica costruzione muraria difensiva, risalente all’epoca dell’origine della città, intorno al IV secolo a.C., la Torre fu costruita nel XII secolo, ma durante l’invasione delle truppe francesi di Luigi XIV nel 1676 fu rasa al suolo.

Nel 1679, la Torre fu ricostruita ed in quell’occasione fu collocato, sul lato della piazza IX aprile, anche il grande orologio che la caratterizza . Da allora si usa identificarla come Torre dell’Orologio e non più Torre di Mezzo.

Attraversata da corso Umberto I che si snoda tra le porte Messina e Catania, Taormina è caratterizzata da gradinate ed antiche vie ed è ricca di molti monumenti :

Il Teatro Greco, sorto in età ellenistica; Palazzo Corvaja risale ai secoli XI-XV e il Palazzo dei Duchi di S. Stefano, della metà del Duecento. 

TEATRO GRECO DI TAORMINA

il Teatro Greco è il monumento più famoso di Taormina, e il secondo teatro più grande dell’isola (dopo quello di Siracusa). Edificato dai greci (III secolo a. C.) che scelsero lo scenografico promontorio quale spettacolare ambientazione per le loro rappresentazioni drammatiche e musicali, il Teatro nel II secolo d. C fu modificato e ampliato dai romani che trasformarono la scena e l’orchestra in un’arena dove avevano luogo i combattimenti tra i gladiatori . La gradinata scavata nella roccia segue la naturale concavità della collina, partendo dal basso e salendo fino alla sommità da dovesi gode un magnifico panorama della costa calabra e della costa ionica siciliana con l’Etna sullo sfondo. Questa opera architettonica dall’acustica perfetta, ospita concerti e manifestazioni culturali.

ISOLABELLA

Isolabella è posta al centro di una splendida insenatura da Capo Sant’Andrea e Capo Taormina. Più che un’isola essa può considerarsi una propaggine della terraferma collegata da una sottile striscia di spiaggia ghiaiosa che, nel tratto centrale può restare sommersa in funzione delle condizioni meteo marine e secondo le alternanze della marea.

Morfologicamente l’isolotto si estende per circa 8000 mq e raggiunge con una forma conica un’altezza massima di 33 m s.l.m., mostrando caratteri aspri e con rocce molto frastagliate i.Le condizioni climatologiche locali hanno favorito l’istaurarsi di piante esotiche ornamentali e di ulivi impiantate dai vari proprietari dell’isola, che hanno creato microambienti adatti alle nuove piante inserite.

Si arriva dallo spiazzo vicino alla funivia Mazzarò-Taormina , a piedi, percorrendo qualche centinaio di metri fino a raggiungere il lungomare. Noi , avendo pernottato nel 2018 in un bed e breakfast posto sulla parte bassa di Taormina , scendevamo alla spiaggia direttamente percorrendo una scalinata. Per arrivare a Taormina prendevamo la funivia.

A monte di Taormina si situano Castelmola (m. 529) dominata dal castello e Graniti (m. 350) con la sua pineta e, a valle, sulla costa sorge Giardini Naxos.

II°tappa

I luoghi di Montalbano: Punta Secca- Castello di Donnafugata- Ragusa Ibla

A pochi chilometri da Caucana e da Santa Croce Camerina si trova Punta Secca, la Marinella, dove “abita “il commissario Montalbano. Il faro bianco circondato dalle case colorate dei pescatori è proprio alle porte del paese: una grande piazza che si affaccia sul mare, un piccolo bar al centro  e la casa del commissario con la lunga veranda, le persiane verdi di legno che si aprono  direttamente sulla spiaggia. 

Più avanti, il castello di Donnafugata è un’imponente villa costruita nel 1865 dal barone Corrado Arezzo sui ruderi di una rocca trecentesca. La casa ha 122 stanze e un parco di 8 ettari con giardini, caverne  e un labirinto di pietra. Nella  fiction questa è la casa del vecchio boss Balduccio Sinagra.

 

Caratterizzato da un’architettura insolita, risultato della successione e della sovrapposizione di interventi voluti dai diversi proprietari, il castello di Donnafugata era  elegante dimora del proprietario per molti mesi dell’anno, ma anche luogo deputato alla sorveglianza dell’andamento agricolo del latifondo. Ma Donnafugata è anche  luogo di leggende :

–       il nome deriva dall’arabo “ain as iafaiat “, che sta per “fonte della salute”, nel ricordo di una sorgente (l’acqua è oro in questa terra arsa dal sole);

–        oppure deriva da un fatto di cronaca : delle “donne messe in fuga”, per così dire “fugate”, Forse Bianca di Navarra inseguita dal Conte di Cabrera, in un lontano XV secolo, oppure molto tempo dopo, di Clementina Paternò, nipote del senatore Corrado Arezzo,  che  scappò dal castello verso l’attuale Punta Secca, in una romantica e sofferta fuga d’amore con Gaetano Combes de Lestrade. 

–     Da rincordare che la Donnafugata iblea non è quella descritta da Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel suo “II Gattopardo” e proposta come residenza dei Principi di Salina: quella Donnafugata si riferisce ad una tenuta della famiglia Tomasi, nella zona di Palma di Montechiaro.

Il castello è stato nel corso degli anni sede si diversi set cinematografici e televisivi. Nella “stanza del biliardo” sono state girate alcune scene del film I Viceré, mentre sulla terrazza del castello sono state girate varie scene della fiction Il commissario Montalbano.

E Donnafugata entra anche  nel cinema  se si pensa al piano-sequenza della facciata del castello, attraversata dal cavallo bianco di  Garibaldi, in una scena del film dei Taviani ” Kaos”  tratto dalle novelle di Pirandello. Anche l’episodio “La giara “ tratto dall’omonima novella di Pirandello è girato a Donnafugata. 

RAGUSA IBLA

Ibla è la Vigata  di Montalbano, e fa da sfondo a innumerevoli momenti della fiction: questa è la parte più antica di Ragusa, ricostruita dopo il terremoto che distrusse la Val di Noto nel 1693.

Il film commedia ‘ Divorzio all’ italiana ‘ , è stato girato nel ‘ 61 tra Ispica e Ragusa Ibla, interpretato da Marcello Mastroianni , Stefania Sandrelli , Lando Buzzanca e premiato con l’ Oscar per la sceneggiatura e mostra grottescamente l’ antica realtà siciliana del delitto d’ onore. Nella zona sono stati girati numerosi altri film: nel 1975 Luigi Zampa girò nel ragusano ‘ Gente di Rispetto ‘ con Franco Nero. E in seguito verranno ancora girate alcune scene di ‘ Le città del mondo ‘ , e “L’ esclusa’”tratto dall’ omonimo romanzo di Pirandello e diretto da Pietro Schivazappa.

La nostra passeggiata inizia poco oltre il parcheggio, verso Piazza della Repubblica. Si entra a Ragusa Ibla, guidati , lungo i vicoli ,dalla cupola della cattedrale di San Giorgio che emerge tra gli edifici. Rosario Gagliardi  è l’architetto e urbanista il cui nome ricorre spesso in Sicilia tra i massimi artefici della ricostruzione dopo il devastante terremoto del 1693. Sua o della sua scuola, nella vicina Piazza Pola, è anche la chiesa di San Giuseppe dalla caratteristica facciata a torre convessa. Camminando tra palazzi degni di attenzione si raggiungono,  il complesso di San Francesco,  e più avanti il Giardino Ibleo, un parco pubblico del XIX secolo 

Ancora qualche passo nelle vie trasversali e, prima di tornare alla base, non resta che concedersi un po’ di relax con l’immancabile granita tra le caffetterie di Corso Italia. 

Attorno alla piazza le gelaterie preparano deliziose granite al Nero d’Avola o  al limone , alle mandorle ecc, accompagnate da una bella brioche. 

Riconoscimento dell”UNESCO dell’area del Val di Noto nella Lista del patrimonio dell’Umanità.

Nel 2002 otto centri storici (Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa, Modica, Scicli, Catania, Caltagirone, Militello in Val di Catania) sono stati riconosciuti Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO, accomunati dalla ricostruzione avvenuta dopo i due sismi di gennaio del 1693, noto come terremoto del Val di Noto. 

Il sito nel suo complesso è stato denominato:

 “Le città tardo barocche del Val di Noto (Sicilia sud orientale)”

Descrizione del sito:   “Le otto città del sud-est della Sicilia: Caltagirone, Militello in Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo, Ragusa e Scicli furono ricostruite dopo il 1693, nello stesso luogo o vicino alle città esistenti al tempo del terremoto di quell’anno. Esse rappresentano una considerabile impresa collettiva, portata con successo ad un alto livello di architettura e compimento artistico. Custodite all’interno del tardo Barocco, esse descrivono pure particolari innovazioni nella progettazione urbanistica e nella costruzione di città”.

I criteri adottati dall’Unesco per l’iscrizione del Val di Noto nel Patrimonio dell’Umanità sono : “Questo gruppo di città del sud-est della Sicilia fornisce una notevole testimonianza del genio esuberante dell’arte e dell’architettura del tardo Barocco. Le città del Val di Noto rappresentano l’apice e la fioritura finale dell’arte Barocca in Europa. L’eccezionale qualità dell’arte e dell’architettura del tardo Barocco del Val di Noto la posizionano in una omogeneità geografica e cronologica, così come la sua ricchezza è il risultato del terremoto, in questa zona, del 1693. Le otto città del sud-est della Sicilia sono l’esempio di sistemazione urbanistica in questa zona permanentemente a rischio di terremoti ed eruzioni da parte dell’Etna”.

III° tappa

Spiaggia di Marza – Porto Palo –Scicli

La Marza (da Pozzallo verso Porto Palo) – Un lungo tratto di costa mediterranea comincia da Ispica e si estende per 12 km fino allo sbocco del pantano Longarini, nella baia di Porto Ulisse, già in provincia di Siracusa. Alla finissima sabbia di Santa Maria del Focallo protetta da una splendida fila di eucalipti e dalle dune, seguono gli scogli di Cirica e poi le ferme acque della baia di Porto Ulisse, antico sbarco Fenicio. Citata da Cicerone, Plinio e Tolomeo, la baia di Porto Ulisse è rinomata in quanto luogo leggendario in cui approdò l’eroe omerico durante il suo errare per il Mar Mediterraneo. Costituita da un’insenatura sabbiosa, è delimitata dal promontorio roccioso di Punta Castellazzo, dove anticamente fu costruita una grande fortezza a difesa dell’entroterra e del porto.

Capo Passero, spigolo inferiore del triangolo siciliano, è una meta simbolica: un po’ perché divide due mari, un po’ perché tracciando un parallelo sulla carta rappresenta il punto più meridionale d’Europa, addirittura più a sud di Tunisi (anche se in effetti il primato spetta alla minuscola Isola delle Correnti).

Località di riferimento è Portopalo, formatosi nel Settecento sotto l’egida di Pachino come aggregazione di famiglie dedite alla pesca e all’agricoltura. Nel territorio comunale ricade l’isola di Capo Passero, con una bella spiaggia, tutelata come riserva naturale per l’intatta vegetazione mediterranea e il passo di uccelli migratori; uniche costruzioni, la quattrocentesca Fortezza, detta di Carlo V, e la tonnara, una delle più grandi della Sicilia, in disuso.

Portopalo di Capo Passero è una frazione di Pachino nata attorno ad una tonnara e la cui economia si basa soprattutto sulla pesca e sul turismo. Il centro offre una duplice possibilità turistica: da una parte ci sono gli aspetti storici come una tonnara greco-romana e delle catacombe e dall’altra parte ci sono gli aspetti prevalentemente marini come dei bei fondali incontaminati. 

Isola delle Correnti (8 km da Portopalo di Capo Passero, Sr) – All’estremo sud della Sicilia , nella parte più ventosa dell’isola, s’incontrano il Mediterraneo e lo Ionio. La zona prende il nome dall’isolotto che le sta di fronte, un tempo collegato alla terraferma da una striscia di terra. A est e ovest del promontorio si estendono le spiagge, protette da cordoni di dune e raggiungibili da Pachino e da Portopalo.

Scicli

Il palazzo comunale di quest’altro gioiello barocco è ,oltre che il commissariato di Vigata della serie di Montalbano, una spettacolare sequenza di chiese e residenze nobiliari tra cui Palazzo Iacono, in cui è ambientata la questura di Montelusa. 

Tornando in Piazza Italia si trova Palazzo Beneventano, nascosto tra i vicoli ma il più celebrato di Scicli.

 

Nella piazza ottimo ristoro in gelateria per la solita granita con brioche

IV° tappa

Noto –SIRACUSA

La città  rappresenta l’emblema della ricchezza e dello sfarzo nell’epoca barocca in Sicilia. Offre al turista palazzi di pietra gialla, ed inattesi tesori che sparsi nel territorio raccontano storie di civiltà antiche.

Dopo aver parcheggiato vicino a Viale Marconi percorriamo il  viale alberato  che termina con  un arco di trionfo, detto Porta Ferdinandea o Reale, e poi Porta Nazionale, opera dell’architetto napoletano Orazio Angelini nel 1838, per rendere omaggio al Re Fernando II, che lo inaugurava nello stesso anno. Monumentale ingresso a forma di arco di trionfo, eretto nel XIX sec. La porta e’ sormontata da un pellicano, simbolo dell’abnegazione nei confronti di Re Ferdinando. 


Ai due lati si trovano una torre, simbolo di fortezza ed un cirneco (antica razza canina siciliana), simbolo di fedeltà.

 L’asse principale della città si stende lungo corso Vittorio Emanuele ,lungo e rettilineo, e presenta una sequenza di edifici barocchi e tre scenografiche piazze.. Poco oltre, alta su una scalinata, è la chiesa di S. FRANCESCO D’ASSISI ALL’IMMACOLATA; a sinistra della chiesa si allunga la facciata  del monastero del SS. Salvatore (1706), con torre a logge sovrapposte chiusa da cuspide piramidale

.        Nei pressi è S. Chiara, chiesa eretta nel 1719-58 su disegni di Rosario Gagliardi. L’angolo formato dall’Immacolata e dal lato sud orientale dell’ex Monastero Benedettino delle Suore del S. Salvatore è sicuramente uno dei più suggestivi del Centro Storico. Le splendide finestre con inferriate ricurve in fetto battuto, lungo il Corso Vittorio Emanuele, e le sagomature del muro orientale del SS. Salvatore rendono armoniosa e  articolata la struttura settecentesca.

La Cattedrale, già Chiesa Madre di San Nicolò fino al 1844, si trova ubicata su un poggio con una facciata classicheggiante e una scalinata scenografica, opera disegnata dall’architetto  Rosario Gagliardi e successivamente continuata da Vincenzo Sinatra. 

Dei tre portali, quello centrale è in bronzo e vi sono rappresenti episodi di vita di San Corrado, opera di Giuseppe Pirrone (1982).. L’ampia facciata delle Cattedrale, scandita da due campanili che la delimitano, lascia intravedere in secondo piano la cupola ristrutturata, che crollò nel 1996. 

L’edificio è preceduto da un’amplissima scalinata degradante nella piazza Municipio e fiancheggiata da due esedre alberate,.

I lavori di ricostruzione dopo il terremoto del 1996 iniziati nel 2000, dopo la fase di sgombero delle macerie, in circa sette anni hanno  riportato alla luce l’intera cattedrale. 

Di fronte .una gelateria per l’immancabile granita ci permette una dolce pausa rinfrescante.

Siracusa, con il suo golfo-porto naturale e l’isoletta di Ortigia è una delle più belle città di mare italiane. 

Giace della Sicania al golfo avanti

un’isoletta che a Plemmirio ondoso

è posta incontro, e dagli antichi è detta

per nome Ortigia. A quest’isola è fama,

che per vie sotto il mare il greco Alfeo

vien, da Doride intatto, infin d’Arcadia

per bocca d’Aretusa a mescolarsi

con l’onde di Sicilia. E qui del loco

venerammo i gran numi; indi varcammo

del paludoso Eloro i campi opimi”.

(Virgilio; Eneide, libro III-1095)

 Partiamo dalla Fontana di Diana in Piazza Archimede

Al centro della piazza spicca la bella fontana di Diana dello scultore piceno Giulio Moschetti del 1906 che narra la leggenda di Aretusa. La ninfa è raffigurata nell’atto di fuggire da Alfeo che, con le braccia protese, cerca di afferrarla. Diana, al centro del gruppo, fa scudo alla giovinetta.

La leggenda racconta che Alfeo, figlio del dio Oceano, spiando la ninfa Aretusa mentre faceva il bagno nuda, se ne innamorò perdutamente. Ma Aretusa non ricambiava il suo sentimento, anzi rifuggiva da lui, finché stanca delle sue insistenze chiese aiuto ad Artemide. La Dea la avvolse in una spessa nube sciogliendo la giovane in una fonte sul lido di Ortigia. Alfeo allora chiese aiuto a Zeus, che, commosso dal suo profondo dolore,  lo trasformò in un fiume che nascendo dalla Grecia e percorrendo tutto il Mar Ionio si univa all’amata fonte. La povera Aretusa nemmeno così potè liberarsi dell’indesiderato, insistente innamorato.

Un’ antica testimonianza della bellezza della fonte Aretusa, ce la dà Cicerone:

« Nella parte estrema di quest’isola vi è una fonte di acqua dolce il cui nome è Aretusa, di incredibile ampiezza, pienissima di pesci, il cui flusso sarebbe tutto sommerso se non fosse separato dal mare da un massiccio muro in pietra. »

Dopo aver percorso  la magnifica “passeggiata Aretusa”, sostiamo ad ammirare il belvedere della Fonte cinta da una suggestiva scogliera.

La colonizzazione greca ha interessato un po’ tutta la Sicilia orientale all’inizio del settimo secolo avanti Cristo ed essa si può identificare con la storia di Siracusa. Qui i Greci si insediarono nell’isolotto di Ortigia ed estesero il loro dominio lungo la zona circostante. La città subì anche altre dominazioni, a partire dai Romani con i quali la città perse la sua indipendenza, dai Bizantini sotto il cui dominio divenne capitale dell’Impero d’Oriente e dagli Arabi con i quali divenne una vera e propria capitale per tutta la Val di Noto, ma ovviamente i reperti più antichi sono quelli greci .

Vicino al teatro greco si trova “La latomia del Paradiso”, una vasta cava ricordata soprattutto per la grotta artificiale “Orecchio di Dionisio”, alla quale è legata la leggende che Dionisio vi rinchiudesse i suoi prigionieri e dalla apertura in alto poteva ascoltare le loro confidenze che giungevano in maniera amplificata.

L’isola di Ortigia offre vari spunti culturali unici, a partire dal suo Duomo, antico tempio greco trasformato in cristiano, il Palazzo Beneventano e la fonte Aretusa.


Piazza Duomo, Siracusa –

Sin dall’inizio la piazza era destinata ad essere un’area sacra, già frequentata come tale in età sicula e sulla quale in seguito sorse un tempio ionico arcaico, il più grande fra quelli conosciuti nell’Occidente greco, i cui resti sono oggi sotto il palazzo Senatorio; a fianco si trova il tempio di Atena, celebrato anche da Cicerone che narrò delle sue porte d’avorio e d’oro e dello scudo della Dea, visibile da lontano, ad indicare la rotta ai naviganti.

Il tempio di Atena, come spesso accadeva in passato, fu trasformato in basilica cristiana con la chiusura dello spazio fra le colonne ed il riutilizzo degli spazi interni. Poco dopo vi fu trasferita la Cattedrale e in epoca normanna le pareti delle navate vennero decorate con mosaici, dei quali si possono ancora ammirare i resti.

La piazza che si presenta oggi è fortemente suggestiva, ed è fra le più belle d’Italia. Ha una forma semiellittica ed è dominata dalle facciate imponenti di alcuni palazzi nobiliari e da quelle barocche del Duomo e della chiesa di Santa Lucia alla Badia.

Accanto al Duomo è il Palazzo Senatorio, sede del Municipio, costruito nel Seicento sui resti del tempio ionico; di fronte il Palazzo Beneventano del Bosco, ricostruito a fine settecento; infine, alla destra del duomo, il Palazzo Vescovile, costituito da strutture medievali restaurate e riutilizzate nel Seicento e dotato di una splendida terrazza con un suggestivo giardino pensile.

Il Duomo, perfetta fusione di culto pagano e cristiano, sorge sulla sinistra della piazza. La facciata baroccheggiante che salta all’occhio sporgendo sulla piazza fu interamente ricostruita nel 1700, dopo il terremoto del 1693 che la distrusse. Si tratta della sovrapposizione di vari stili e varie strutture, a partire da quelle del tempio di Atena visibili sia dall’esterno che dal’interno della chiesa: le colonne dell’edificio pagano infatti, furono già inglobate nel VII secolo nella prima chiesa cristiana costruita sui resti del tempio e le cui colonne doriche che lo coronavano sono ancora visibili nella navata sinistra.

Il tempio dedicato ad Atena oggi è stato inglobato dal duomo cittadino.

L’antica cinta muraria cittadina presenta dei bastioni a mare, un elemento molto caratteristico e molto apprezzato dai turisti per le fotografie al tramonto.

Volgendo le spalle alla mitica fonte Aretusa, possiamo scorgere la possente mole del Castello Maniace,  sulla punta estrema dell’isola. L’edificio è fra i più importanti monumenti del periodo svevo e dal condottiero bizantino Giorgio Maniace prende il nome. 

Area archeologica della Neapolis, Orecchio di Dionisio e Teatro Greco

Questa grande area archeologica comprende, oltre ad alcune testimonianze di epoca preistorica, il settore della città antica con alcuni monumenti pubblici, tra i più famosi dell’antichità , quali il Teatro, la soprastante area del Ninfeo, con la Via dei Sepolcri, l’area del Santuario di Apollo, l’ara di Ierone, l’anfiteatro romano, un’ampia area di cave di pietra (latomie), una vasta necropoli e la chiesetta normanno-sveva di S. Nicolò.
Il Teatro Greco

Ha la particolarità di essere quasi interamente scavato nella roccia. Dagli antichi greci , oltre che per le rappresentazioni, il teatro veniva usato per le assemblee popolari. Dopo essere stato adattato in epoca imperiale romana ai giochi circensi, il teatro cadde in abbandono. Nel XVI secolo fu depredato dai guerrieri spagnoli di Carlo V che usarono la pietra per le fortificazioni di Ortigia.

La forma attuale risalirebbe all’opera di ristrutturazione degli anni 238 – 215 a.C. sotto il regno di Ierone II.

Il teatro si compone di tre parti: koilon (o càvea), orchestra e scena.
Koilon: ha forma semicircolare e con il diametro di oltre 138 metri; i 67 ordini di gradini sono divisi in nove settori (cunei) da otto scalette di servizio. Un lungo corridoio attraversa la cavea nel senso della larghezza: è il diàzoma nella cui faccia superiore vi erano incisi i nomi delle divinità o dei regnanti a cui era dedicato il cuneo.
Orchestra: è lo spazio semicircolare ai piedi della càvea dove danzavano i cori. Il piano dell’orchestra è delimitato da solchi che circoscrivono uno spazio trapezoidale.
Scena: è la vasta spianata dove sorgeva l’edificio scenico, delimitata ai lati da due imponenti piloni. Essa si presenta più volte scavata sia perché vi trovavano alloggiamento gli elementi verticali dell’edificio scenico greco sia perché nel corso dei secoli è stata più volte manomessa per essere adattata alle diverse esigenze di allestimento sceniche, tra cui i giochi dei gladiatori.

La parte superiore del teatro era cinta da un ampio portico coperto. La parete rocciosa sovrastante, così come anche altre parti del Colle, è costellata di incavi quadrangolari destinati ad accogliere i quadretti (pinakes) con immagini votive di divinità o di eroi defunti. In essa, al centro e in asse con il teatro si apre un’ampia grotta dalla quale scaturisce dell’acqua proveniente dall’acquedotto greco. In questa grotta – ninfeo è possibile riconoscere il Mouseion, ossia la sede della corporazione degli artisti.
Il teatro è sicuramente tra i più famosi del mondo antico: di esso viaggiatori e paesaggisti del ‘700 e dell’800 hanno lasciato diverse descrizioni e vedute.
Dal lato occidentale della terrazza si accede alla strada superiore d’accesso al teatro chiamata “Via dei Sepolcri”.

Tale via conduce alla sommità del Temenite in un’area oggi a terrazza e si possono riconoscere le fondazioni di due templi e la presenza di fosse votive riferibili al santuario di Demetra e Kore. Scavi recenti invece hanno evidenziato in quest’area, le fondazioni di un tempio, posto al centro della terrazza. L’area è stata interpretata come quella del Santuario di Apollo Temenite.


Tutta la fascia ad est rispetto al teatro è caratterizzata da una serie di latomie (cave di pietra): La Latomia del Paradiso, con l’Orecchio di Dionisio, una grotta a forma di “S”, che deve il suo nome al Caravaggio, e che è famosa per il particolare effetto acustico. Segue la Grotta dei Cordari e la Grotta del Salnitro.

Orecchio di Dioniso
Grotta dei Cordari

Monumento tipicamente romano è l’Anfiteatro.
E’ in parte scavato nella roccia, eccetto la parte meridionale, la quale è in parte edificata in muratura. Un sistema di gradinate consentiva il flusso degli spettatori. L’arena ha due grandi accessi, posti sull’asse maggiore ed è chiusa da un podio con corridoi retrostanti, sul quale poggiavano i primi gradini.

V° tappa

Marina di Ragusa – Modica

la provincia di Ragusa  offre numerose località balneari, a partire da Marina di Ragusa, Marina di Modica, Scoglitti, Sampieri, Pozzallo con  spiagge caratterizzate dalla presenza della sabbia finissima.

Noi ci siamo recati vicino a Caucana in località Casuzze 

La riviera ragusana inizia con la località di Marina di Ragusa, centro turistico molto frequentato centri ricettivi e di divertimento già citati, nonchè dalla presenza di una spiaggia bella e ben servita.   

Modica è una delle otto ‘città barocche’ della Sicilia sud-orientale inserite dall’Unesco nella Lista del Patrimonio dell’Umanità: rasa al suolo dal terremoto del 1693, la città è risorta nelle forme tipiche dell’urbanistica e dell’arte settecentesca; ne è immagine emblematica la chiesa di San Giorgio, al culmine di una scenografica scalinata, con un’ardita facciata a torre esuberante di decorazioni curvilinee. il duomo di San Giorgio svetta infatti su una scalinata di 250 gradini. Il prospetto di calcare bianco è tutto un trionfo di barocco siciliano

 Modica è anche la città del premio Nobel Salvatore Quasimodo. 

Ripreso il corso, sfilano la chiesa di San Pietro, alta su una scalinata adorna di statue degli apostoli, 

Palazzo Tedeschi dai ricchi balconi, Santa Maria del Soccorso disposta longitudinalmente e il settecentesco Palazzo Manenti che segna l’angolo di svolta per raggiungere la cattedrale. Svetta tra i vicoli la fastosa facciata a torre convessa, firma di Rosario Gagliardi che già abbiamo incontrato a Ragusa Ibla  .Percorrendo i vicoli si possono scoprire trattorie, scorci e luoghi notevoli

Il cioccolato di Modica

Specialità locale è il cioccolato, preparato ancora secondo la ricetta  tradizionale.

Modica rappresenta una sorta di eldorado del cioccolato, “di inarrivabile sapore,” – come diceva Sciascia –“sicché a chi lo gusta sembra di essere arrivato all’archetipo, all’assoluto…”. 

Il cacao si lavora a freddo, con la cannella e la vaniglia, secondo la ricetta di tradizione azteca, importata dagli Spagnoli. Ne risulta un cioccolato molto particolare: di colore bruno con riflessi grigi; friabile e leggermente granuloso; un po’ astringente al palato. La raccomandazione è di gustarlo con il pane di grano duro del posto, come ai tempi in cui era alimento popolare. Specialità modicana sono anche le ‘mpanatigghie, mezzelune di pasta ripiene di carne e cioccolato, che un tempo i nobili portavano in carrozza come alimento da viaggio. Non è l’unico esempio dell’uso che in Sicilia si fa del cacao nella cucina salata: basta spostarsi ad Enna per assaggiare un sorprendente coniglio con la cioccolata.

VI° tappa

Grammichele – Caltagirone –  Piazza Armerina –  Morgantina

Grammichele-Piazza Carlo Maria Carafa

La  città di  pianta esagonale  ha al centro  una grande piazza attraversata da sei strade 

 La Chiesa Madre, preceduta da una gradinata culminante in un piccolo sagrato, contribuisce a sottolineare il fascino  dell’intera piazza.. Lo stile della facciata è in barocco semplice .La parte superiore della facciata fu ultimata dall’architetto Carlo Sada che modificò il progetto originario con l’aggiunta di un coronamento frantonato al posto dell’orologio, poi sistemato al culmine del Palazzo Comunale..

Nel progetto di riqualificazione urbanistica della Piazza Carafa è stato realizzato un grande orologio solare orizzontale. raffigurante un uomo inginocchiato simboleggiante il tempo, avvolto da una serie di cerchi che lo imprigionano Gli orologi solari misurano il tempo, ora solare vera del luogo mediante l’ombra d’un asta opportunamente inclinata, chiamata GNOMONE dal greco gnomon:significa indicatore e da informazioni sulla data e sulle ore del giorno. L’orologio solare è essenzialmente composto da tre parti: lo gnomone, il quadrante e in insieme di linee che indicano le ore, i solstizi, gli equinozi, lo zodiaco e nel caso specifico riporta le date di distruzione di Occhiolà e della fondazione di Grammichele.

Il lato sud della Piazza è arricchito da una scultura bronzea dell’ artista Paolo Guarrera che ritrae il principe Carlo Maria Carafa fondatore della città. Appassionato cultore di astronomia, matematica,gnomonica e altro, il principe aveva concepito Grammichele come una città del sole realizzando nel centro della piazza principale una grande Meridiana a forma di croce. 

La statua in bronzo è alta due metri e venti,è posta su un basamento di ottanta centimetri,per simboleggiare i gradini del sapere:filosofia,religione,scienza,politica,lettere e arte.Il tutto per elogiare le doti intellettive del fondatore,appassionato di matematica e astronomia.

Caltagirone

La Scalinata di Santa Maria del Monte venne costruita nel 1606 per collegare la parte antica di Caltagirone, città in provincia di Catania, alla nuova città costruita nella parte alta. La scalinata, lunga oltre 130 metri con ben 142 gradini con alzate in maiolica policroma, è fiancheggiata da edifici balconati .

 Le maioliche sono decorate con motivi isolani che vanno dal X al XX secolo, raccolti e adattati – si legge a piè di scala – da Antonino Ragona. L’effetto è mirabile e il colpo d’occhio davvero spettacolare.

La scala dei centoquarantadue gradini viene annualmente illuminata il 24 ed il 25 luglio (per la festa di San Giacomo, patrono della città), da migliaia di lumini a fiammella viva.

Il sito archeologico di Morgantina si trova vicino Aidone, in provincia di Enna. Le fonti storiche attestano che tale cittadella aveva una grossa importanza commerciale grazie alla sua posizione geografica fortunata. La città ebbe un notevole sviluppo durante il periodo ellenistico e romano. 

I resti più antichi trovati qui dagli scavi archeologici risalgono al XIII secolo Avanti Cristo e sono stati trovati sul colle della Cittadella. Tra i vari ambienti qui presenti citiamo l’agorà con la sua disposizione a due livelli uniti da una scalinata, al centro del quale si trovano le botteghe risalenti all’epoca romana, le fornaci ed un santuario; un granaio pubblico risalente al III secolo A.C., i resti di un antico mercato con le tracce delle pareti divisorie delle varie botteghe.

Tra gli ulteriori cenni storici e turistici che si possono dare di questo sito archeologico, occorre dire che i vari reperti qui trovati testimoniano l’unione tra la cultura sicula e quella greca. Buona parte dei reperti archeologici attestanti gli antichi fasti della zona si trovano nel Museo della vicina Aidone. 

Piazza Armerina

Uno splendido esempio di reperti archeologici di grande importanza si trovano nella Villa Romana del Casale, risalente al III-IV secolo dopo Cristo. La Villa, tutelata dall’Unesco dal 1997, è appartenuta ad un esponente dell’aristocrazia senatoria romana, forse un governatore di Roma  (Praefectus Urbi); secondo alcuni studiosi fu, invece, costruita e ampliata su diretta committenza imperiale. Per la sua bellezza e complessità, può considerarsi  uno degli esempi più significativi di dimora di rappresentanza . L’alto profilo del suo committente viene celebrato, attraverso un programma iconografico, influenzato dalla cultura africana, che si dispiega, in una moltitudine di ambienti a carattere pubblico e privato.

La villa nella  cittadina di Piazza Armerina,  che in passato ha subito varie dominazione, a partire da quella dei Siculi, Greci, Romani, Vandali, Goti, Bizantini ed Arabi, doveva essere di proprietà di un nobile facoltoso visto la ricchezza della villa e gli innumerevoli mosaici rappresentanti scene di caccia e personaggi mitologici. 

Quel che oggi resta di questa villa è un complesso di quattro costruzioni con scopi diversi, un discreto cortile poligonale, un complesso termale. Tra le stanze più note occorre citare quella contenente, nella sua decorazione pavimentale, il mitico cantore Orfeo mentre suona la cetra, la stanza denominata ambulacro contenente dei mosaici che raffigurano “La grande Caccia” , un’altra stanza -in prossimità delle terme presenti nella Villa- che mostra scene su Eutropia che accompagna i figli Massenzio e Fausta ai bagni e le figure di due ancelle, due piccole stanze vicino al portico e note per la pavimentazione rappresentante amorini vendemmianti, putti marinari e che pigiano le uve. 

 Nelle immagini dei mosaici si vedono : animali imbarcati su navi nel porto di Cartagine ,la cattura del bufalo , le dieci ragazze in bikini,la metamorfosi di Ambrosia,la Gigantomachia, Ulisse e Polifemo e ancora scene mitologiche riguardanti Ercole, Dafne ed altri personaggi mitologici.

 Il sito attraversò un periodo di decadenza durante le invasioni dei Vandali e dei Visigoti, per poi conoscere un periodo di nuovo splendore fino all’età normanna. La sua distruzione definitiva si ebbe durante  l’ alluvione del XII secolo, quando le sue rovine furono sepolte dal fango . Questi mosaici si sono conservati nel tempo infatti grazie ad un cataclisma naturale. Quanto sembra una vera contraddizione, ma risponde a verità: una furiosa alluvione colpì tutta la zona nel XII secolo, evento che rivestì tutta la vallata di una valanga di fango che, nella maggior parte dei casi ha la sua valenza negativa, ma nel caso dei mosaici, costituì una buona protezione. 

VII Tappa

CATANIA – Aci Castello.

Abbiamo soggiornato al FOUR POINT di CATANIA e descriverò la visita di Catania in un altro articolo

Aci Castello possiede uno scenografico Castello Normanno costruito nel 1076 ed appartenuto, tra gli altri, a Ruggero di Lauria e Federico II d’Aragona; oggi è sede di un Museo Civico. Il castello, realizzato in pietra lavica, si trova in una rupe basaltica a strapiombo sul mare, posizione che permette d’ammirare gli scogli dei Ciclopi o Faraglioni e l’isola di Lachea.

Ti potrebbe piacere:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *